Un libro di racconti può sembrare un ingresso secondario in una serie, ma nel caso di Cinque blues per la banda Monterossi è proprio la forma breve a mostrare meglio il carattere dei personaggi. Qui chiarisco che cosa contiene la raccolta, come si colloca nelle avventure di Carlo Monterossi, quali temi attraversano le cinque indagini e per chi rappresenta una lettura davvero consigliabile.
La raccolta che mostra l’evoluzione della banda Monterossi
- Autore: Alessandro Robecchi.
- Editore: Sellerio, collana La memoria.
- Pubblicazione: 7 marzo 2023, a dieci anni dall’esordio di Carlo Monterossi.
- Formato: cinque racconti noir già apparsi in antologie Sellerio, riuniti in un unico volume di 272 pagine.
- Atmosfera: Milano, denaro, corruzione, ironia e indagini condotte ai margini della polizia.

Che libro è e perché vale come tappa della serie
La prima cosa da chiarire è semplice ma importante: non siamo davanti a un nuovo romanzo unitario, bensì a una raccolta di cinque racconti gialli. Le storie erano già state pubblicate in diverse antologie dei giallisti Sellerio e sono state riunite per celebrare il decennale della nascita di Carlo Monterossi.
Il volume è uscito nel 2023 per Sellerio con il titolo Cinque blues per la banda Monterossi. La scelta editoriale ha un’utilità precisa: permette di seguire in modo compatto l’evoluzione di Monterossi e dei suoi alleati, dai primi passi incerti fino alla formazione di una vera squadra investigativa.
Chi teme che un’antologia sia discontinua può stare abbastanza tranquillo. I racconti sono autonomi, ma condividono ambientazione, tono e personaggi. Io li considero soprattutto un libro di passaggio: funziona per chi conosce già la serie, ma può introdurre bene anche chi vuole capire se lo stile di Robecchi fa per lui.
Le cinque indagini tra truffe, eredità e segreti
Le trame non formano un’unica storia, però costruiscono un ritratto coerente della Milano raccontata da Robecchi. È una città brillante e ricca, ma anche attraversata da avidità, solitudine e rapporti di potere. Le indagini partono spesso da situazioni quasi assurde e arrivano a toccare questioni molto concrete.
Una truffa che pretende una contro-beffa
Il primo racconto mette Monterossi davanti a un raggiro che lo riguarda da vicino. Il protagonista non è ancora l’investigatore sicuro di sé che il lettore incontrerà più avanti e ha bisogno dell’aiuto di Oscar Falcone.
Il punto interessante non è soltanto scoprire chi mente, ma osservare come nasce il sodalizio tra i due. Monterossi porta intuito, inquietudine e una certa sensibilità morale; Falcone aggiunge metodo, esperienza e una disinvoltura molto più pratica.
Il rapimento di un chihuahua
Un cane di piccola taglia, un rapimento apparentemente bizzarro e oggetti di lusso spostano la storia verso la commedia nera. Robecchi usa l’assurdo per mostrare quanto possano diventare feroci gli interessi economici quando entrano in gioco status sociale e denaro.
È una situazione tipica dell’autore: si sorride davanti alla stranezza dell’incarico, poi ci si accorge che dietro il caso si nasconde una logica criminale tutt’altro che innocua.
Due killer e un’idea deformata di etica
In un altro episodio il lettore incontra professionisti dell’omicidio alle prese con un problema quasi domestico. La contraddizione è volutamente grottesca: persone capaci di uccidere discutono di regole, sentimenti e correttezza.
Qui emerge bene la capacità di Robecchi di rovesciare il noir tradizionale. La violenza non viene resa spettacolare, ma osservata attraverso l’ipocrisia di chi si costruisce una morale su misura.
Cartoline minacciose in una famiglia miliardaria
Le cartoline anonime introducono un mistero più classico, legato alla memoria, ai segreti familiari e a una ricchezza che non ha cancellato le tensioni del passato. La famiglia benestante non è rappresentata come un ambiente protetto, ma come un luogo dove il potere può rendere più difficile dire la verità.
La pista letteraria presente nel racconto aggiunge profondità senza trasformare la storia in un esercizio erudito. Il riferimento ai piccoli protagonisti di Ognuno muore solo di Hans Fallada diventa una chiave per leggere la paura e la resistenza di chi si sente isolato.
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La ricerca dell’erede più sfortunato
L’ultima indagine porta la banda sulle tracce di un possibile erede di una grande fortuna industriale. Il tema dell’eredità, qui, non produce soltanto il consueto conflitto tra parenti, ma mette in discussione il valore che attribuiamo al successo e alla rispettabilità.
È anche il racconto che meglio mostra quanto i personaggi siano cambiati. Monterossi non si muove più da solo e il gruppo assume la forma di un’agenzia investigativa insieme ad Agatina Cirrielli, ex poliziotta risoluta.
Chi è davvero Carlo Monterossi
Carlo Monterossi nasce come autore televisivo di programmi di grande successo commerciale, programmi che lui stesso considera spazzatura. La sua contraddizione fondamentale sta proprio qui: disprezza quel mondo, ma ne ricava denaro e privilegi. Per questo non è un detective classico, bensì un uomo ricco che non riesce più a sentirsi innocente.
Il suo metodo non parte da competenze investigative ufficiali. Parte dal guardare nelle vite degli altri, dal fare domande e dal seguire piste che la polizia non può o non vuole percorrere. A volte è impulsivo, spesso è privilegiato, ma possiede una curiosità morale che lo spinge verso persone più fragili di lui.
Accanto a Monterossi ci sono figure che danno equilibrio alla serie. Oscar Falcone rappresenta l’esperienza investigativa privata, mentre Agatina Cirrielli porta il rigore dell’ex poliziotta. I sovrintendenti Ghezzi e Carella appartengono invece al lato istituzionale delle indagini e contribuiscono al continuo confronto tra legalità, giustizia e convenienza.
Leggere i racconti in ordine cronologico aiuta a percepire questa trasformazione. All’inizio Monterossi sembra un dilettante benestante con troppe domande; alla fine appare come il centro di una rete di rapporti più solida, anche se tutt’altro che rassicurante.
La Milano di Robecchi tra noir e critica sociale
La città non è un semplice sfondo. La Milano di Robecchi vive tra appartamenti di lusso, periferie, studi televisivi, locali esclusivi e zone dove il denaro cambia rapidamente proprietario. La sua geografia riflette le disuguaglianze: la ricchezza è visibile, la sicurezza molto meno.
Il tono alterna malinconia, sarcasmo e ritmo da sceneggiatura. Robecchi è autore televisivo e si sente nella costruzione delle scene, nei dialoghi rapidi e nei finali che arrivano con precisione. Questo però non significa che i racconti siano superficiali. La battuta serve spesso a far passare un’idea scomoda senza appesantire la narrazione.
A mio giudizio, il blues del titolo va inteso come una metafora dell’umore di Monterossi. Il protagonista si muove in un mondo brillante ma moralmente stonato, dove quasi tutti hanno qualcosa da nascondere. Il risultato è un noir che intrattiene e, subito dopo, lascia una piccola inquietudine.
La raccolta è particolarmente efficace quando evita di spiegare troppo. Non cerca sempre una lezione finale e non trasforma i criminali in caricature assolute. I personaggi possono essere ridicoli, crudeli, vulnerabili o tutte queste cose insieme, proprio come accade nella realtà.
Da dove partire e a chi consiglio la lettura
Chi non ha mai incontrato Carlo Monterossi può leggere il volume senza preparazione. Le cinque storie sono indipendenti e offrono abbastanza informazioni sui personaggi. Tuttavia, alcuni passaggi acquistano maggiore forza conoscendo i romanzi precedenti, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra Monterossi, Falcone, Ghezzi e Cirrielli.
| Profilo del lettore | Quanto è adatto il libro | Perché |
|---|---|---|
| Chi ama il noir italiano | Molto adatto | Unisce indagine, ironia e osservazione sociale. |
| Chi preferisce romanzi lunghi | Adatto con riserva | I racconti sono rapidi e concentrati, senza sottotrame estese. |
| Chi vuole conoscere la serie | Buon punto d’ingresso | Presenta i personaggi e mostra la loro evoluzione. |
| Chi cerca un giallo procedurale classico | Meno indicato | Le indagini parallele contano più delle procedure ufficiali. |
Se desideri seguire l’intera serie, partire dal primo romanzo, Questa non è una canzone d’amore, offre il percorso più ordinato. Se invece vuoi soltanto una lettura agile, ironica e piena di atmosfera, questa raccolta è sufficiente da sola.
L’unico limite che segnalerei riguarda la natura stessa del progetto. Alcuni racconti erano già comparsi altrove, quindi chi possiede tutte le antologie Sellerio potrebbe trovare poco materiale inedito. Per chi non le ha lette, invece, il volume ha un vantaggio concreto: riunisce in **272 pagine** storie difficili da recuperare separatamente.
Perché questi cinque racconti completano il ritratto di Monterossi
Cinque blues per la banda Monterossi non è il libro da scegliere se si cerca soltanto un enigma da risolvere. È più interessante come ritratto progressivo di un uomo che vive dentro il privilegio, lo critica e continua a esserne parte.
La forma breve rende la lettura veloce, ma non povera. Ogni racconto aggiunge un tassello alla banda, alla Milano del denaro e alla particolare idea di giustizia che guida Monterossi. Io lo consiglierei soprattutto a chi apprezza i gialli capaci di far sorridere e, qualche pagina dopo, di mettere in discussione il mondo che hanno appena descritto.