Quando si cerca un libro attribuito a Donato Carrisi con questo titolo, il primo problema da risolvere è bibliografico: “Uccidi per primo” non è un romanzo di Carrisi. Il volume esiste, ma è un’inchiesta di Ronen Bergman sugli omicidi mirati israeliani. Qui chiarisco l’equivoco, ne spiego i contenuti e indico quale libro scegliere se si desidera davvero leggere Carrisi.
Il titolo rimanda a un’inchiesta storica, non a un thriller di Carrisi
- Autore corretto: Ronen Bergman, giornalista israeliano esperto di intelligence.
- Genere: saggistica d’inchiesta, non narrativa thriller.
- Editore italiano: Mondadori, con traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso.
- Edizione originale italiana: 2018, circa 758 pagine.
- Tema centrale: la storia degli omicidi mirati e delle operazioni segrete israeliane.

La prima cosa da chiarire sul titolo
Il libro che molti associano a Donato Carrisi è in realtà Uccidi per primo. La storia segreta degli omicidi mirati di Israele, scritto da Ronen Bergman. Non risulta tra i romanzi pubblicati da Carrisi, la cui bibliografia comprende titoli come Il suggeritore, L’ipotesi del male e La ragazza nella nebbia.
L’equivoco è comprensibile. Il titolo ha un tono secco, oscuro e minaccioso, molto vicino all’immaginario del thriller psicologico. Anche la descrizione di operazioni clandestine, agenti, infiltrazioni e omicidi può far pensare alla narrativa di Carrisi. La differenza decisiva è però il modo in cui la storia viene raccontata: Bergman ricostruisce fatti, documenti e testimonianze, mentre Carrisi inventa trame e personaggi.
Che cosa racconta davvero l’inchiesta di Ronen Bergman
Il volume analizza la politica israeliana degli omicidi mirati, cioè operazioni condotte per eliminare persone considerate una minaccia alla sicurezza dello Stato. L’autore segue l’evoluzione di questa strategia dalla nascita di Israele fino alle operazioni contro organizzazioni come Hamas, Hezbollah e Jihad islamica palestinese.
Al centro non ci sono soltanto le azioni del Mossad. Bergman prende in esame anche il ruolo dell’IDF, le forze di difesa israeliane, e dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna. Ne emerge una rete complessa in cui decisioni politiche, valutazioni dell’intelligence, operazioni militari e conseguenze diplomatiche si intrecciano continuamente.
La parte più interessante, a mio giudizio, è il rapporto tra prevenzione e rappresaglia. L’eliminazione di un singolo obiettivo può essere presentata come un modo per evitare attentati futuri, ma può anche alimentare nuove vendette e rendere il conflitto ancora più difficile da interrompere. Il libro non offre una lettura semplice e proprio per questo risulta utile a chi vuole andare oltre la cronaca.
Un libro documentario con il ritmo di una spy story
Bergman utilizza centinaia di interviste e ricostruisce episodi attraverso fonti politiche, militari e operative. Il risultato ha spesso il ritmo di un romanzo di spionaggio, con sorveglianze, identità coperte, esplosivi, intercettazioni e decisioni prese in pochi minuti.
La differenza rispetto a un thriller, però, resta sostanziale. Qui il lettore non deve chiedersi soltanto chi sia il colpevole, ma quali conseguenze produca una scelta reale. Alcune operazioni riescono, altre falliscono, altre ancora provocano vittime civili o crisi internazionali. Il punto non è la spettacolarità dell’azione, bensì il costo umano e politico di una strategia usata per decenni.
Consiglio di affrontare il testo con una certa attenzione alle fonti e al punto di vista dell’autore. È un’inchiesta ampia, costruita principalmente attraverso materiali e testimonianze legati all’apparato israeliano. Questo non la rende inutile, ma significa che il lettore dovrebbe affiancarla ad altre ricostruzioni storiche per avere un quadro davvero equilibrato del conflitto.
Quale edizione italiana scegliere
| Edizione | Caratteristiche | Per chi è adatta |
|---|---|---|
| Mondadori, 2018 | Edizione rilegata, circa 758 pagine, traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso | Per chi desidera la prima edizione italiana e una veste più solida |
| Oscar Storia, 2025 | Edizione tascabile, circa 768 pagine, con apparato illustrativo | Per chi cerca un formato più pratico e generalmente più maneggevole |
Le due versioni contengono sostanzialmente lo stesso lavoro, ma l’edizione tascabile è più comoda per una lettura prolungata. Prima dell’acquisto controllerei comunque anno, formato e numero di pagine, perché le librerie possono presentare insieme ristampe e versioni diverse.
Non sceglierei questo libro soltanto perché si trova nella sezione thriller. La classificazione commerciale può trarre in inganno: siamo davanti a una grande opera di saggistica narrativa, non a un giallo da leggere per scoprire il colpo di scena finale.
Come leggerlo senza perdersi tra nomi e operazioni
La mole del volume può intimorire, soprattutto per la quantità di nomi, sigle e riferimenti storici. Io lo leggerei in blocchi, dedicando attenzione alla sequenza temporale e annotando almeno le tre strutture principali: Mossad, IDF e Shin Bet.
- Leggere l’introduzione con calma, perché chiarisce il metodo dell’autore.
- Separare i capitoli dedicati alla storia politica da quelli sulle singole operazioni.
- Distinguere sempre tra obiettivo dichiarato, risultato concreto e conseguenze non previste.
- Affiancare la lettura a una carta geografica del Medio Oriente, utile per seguire luoghi e spostamenti.
Il limite principale è la lunghezza. Alcuni episodi sono ricostruiti con grande precisione e il ritmo può rallentare quando la narrazione entra nei dettagli istituzionali. In compenso, chi arriva alla fine ottiene una visione più articolata di concetti spesso usati in modo superficiale, come deterrenza, intelligence e guerra preventiva.
Se cercavi Carrisi, da quale libro iniziare
Se l’interesse era rivolto a Donato Carrisi e non alla storia dei servizi segreti israeliani, partirei da Il suggeritore, il suo esordio del 2009. È la scelta più adatta per chi vuole un thriller cupo, costruito sull’indagine psicologica e sulla manipolazione criminale.
Per un’indagine più legata alla scomparsa delle persone si può scegliere L’ipotesi del male, mentre Il tribunale delle anime porta il lettore in una Roma segreta e inquietante. Chi preferisce un romanzo autonomo può orientarsi verso La ragazza nella nebbia, più concentrato sul rapporto tra verità, media e costruzione del colpevole.
La mia distinzione è netta: Bergman va scelto per capire una strategia reale, Carrisi per lasciarsi coinvolgere da un meccanismo narrativo. Il titolo può avvicinare i due autori, ma il tipo di esperienza offerta è completamente diverso.
La scelta giusta dipende dal tipo di lettura che desideri
Se vuoi una storia documentata su intelligence, politica e Medio Oriente, il libro di Bergman è una lettura impegnativa ma ricca di informazioni. Se invece cerchi suspense, personaggi tormentati e svolte narrative, è meglio orientarsi verso uno dei thriller di Carrisi.
Chiarire l’autore non è un dettaglio marginale: cambia genere, aspettative e modo di affrontare il testo. Una volta risolto l’equivoco, la scelta diventa semplice e il libro trova finalmente il suo posto, tra la saggistica storica e le grandi inchieste internazionali.