Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow di Gabrielle Zevin è un romanzo che parte dai videogiochi per parlare di qualcosa di molto più umano: come si costruisce un legame quando talento, ambizione e fragilità entrano in attrito. Qui trovi una lettura chiara della trama, del senso del titolo, dei temi portanti e del tipo di lettore che, secondo me, può apprezzarlo davvero. È il modo più utile per capire se hai davanti un semplice romanzo “sui videogame” oppure una storia molto più ampia su amore, collaborazione e perdita.
In breve, è una storia di amicizia, lavoro creativo e ferite che non si chiudono in fretta
- Segue Sam, Sadie e Marx lungo più decenni di vita, lavoro e conflitti personali.
- I videogiochi non sono un gadget narrativo, ma il linguaggio con cui il romanzo ragiona su creatività e identità.
- Il centro emotivo non è il colpo di scena, ma la forma dei rapporti tra i personaggi.
- È un libro adatto a chi cerca narrativa letteraria con forte componente emotiva e contemporanea.
- Può piacere anche a chi non gioca, purché accetti un ritmo più riflessivo che frenetico.
Di cosa parla davvero il romanzo
Al centro c’è una relazione che cambia forma nel tempo. Sam e Sadie si incontrano da bambini, si ritrovano anni dopo e finiscono per costruire insieme un progetto che li porta dentro l’industria dei videogiochi, con tutte le sue promesse e le sue crepe. Accanto a loro c’è Marx, che non funziona mai come semplice figura di contorno: è una presenza che modifica gli equilibri del gruppo e rende la storia ancora più credibile.
Io lo leggerei così: non come un romanzo su “due persone che fanno videogiochi”, ma come una storia su ciò che succede quando il lavoro creativo diventa anche il luogo in cui si concentrano affetto, competizione, dipendenza reciproca e risentimento. Zevin non usa il successo come traguardo rassicurante; lo usa come prova. E questa scelta cambia tutto, perché toglie al libro l’illusione che la crescita personale coincida per forza con la vittoria professionale. Da qui si capisce perché il titolo non è un abbellimento, ma una chiave per entrare nel romanzo.
Perché il titolo shakespeariano conta
Il richiamo a Shakespeare non serve solo a dare autorevolezza. Il titolo suggerisce una percezione del tempo come ripetizione, ritorno, tentativo dopo tentativo. Nel romanzo questo si traduce bene nell’idea che ogni relazione, ogni progetto e ogni errore possano riaprirsi, ma mai identicamente. C’è sempre un “domani” che promette correzione, e insieme la consapevolezza che il tempo lascia comunque segni permanenti.
Mi sembra una delle cose più riuscite del libro: il titolo dialoga con la struttura emotiva della storia. I personaggi provano a rifare, riprendere, correggere, ricucire. Ma il romanzo non finge che basti premere reset. Questa tensione tra possibilità e limite è il vero motore della lettura, e prepara bene il passaggio al ruolo dei videogiochi, che qui non sono mai solo sfondo.

Il modo in cui i videogiochi diventano linguaggio emotivo
La forza del libro sta anche qui: Zevin usa i videogiochi come forma narrativa, non come decorazione di tendenza. Le sezioni più legate alla progettazione, alla costruzione dei mondi e alla logica del gioco non servono a fare didattica tecnica. Servono a mostrare come si crea insieme, come si fallisce insieme e come il lavoro condiviso possa diventare una forma di intimità più forte della semplice amicizia.Per questo il romanzo funziona anche per chi non ha una relazione speciale con i game. Io, anzi, direi che il punto non è mai “capire i videogiochi”, ma capire che cosa rappresentano: uno spazio in cui immaginazione, regole, ripetizione e rischio si tengono insieme. È una scelta intelligente, perché trasforma un oggetto culturale spesso semplificato in un vero dispositivo letterario. E quando succede, il libro smette di sembrare un romanzo di nicchia e diventa una storia molto più ampia sul fare arte oggi.
I temi che restano dopo la lettura
Il romanzo continua a lavorare nella testa del lettore soprattutto per i suoi temi, che sono più numerosi e più sottili di quanto sembri all’inizio. Io ne vedo almeno cinque, tutti centrali:
- Amicizia e rivalità, perché i personaggi si vogliono bene e si feriscono con la stessa intensità.
- Amore non solo romantico, trattato come desiderio di vicinanza, fiducia e riconoscimento reciproco.
- Creatività e autorialità, cioè la domanda su chi “possiede” davvero un’opera quando nasce da più menti.
- Disabilità e corpo, affrontati senza retorica consolatoria e senza ridurre i personaggi a simboli.
- Lutto, fallimento e seconde possibilità, che attraversano la storia senza trasformarla in un manifesto motivazionale.
La cosa che apprezzo di più è che Zevin non ordina questi temi in una gerarchia scolastica. Li lascia urtare tra loro, e proprio per questo risultano credibili. Il romanzo non ti chiede di scegliere un solo significato; ti costringe piuttosto a tenere insieme più livelli. Ed è anche il motivo per cui alcuni lettori lo amano molto e altri, invece, si trovano più in difficoltà.
Cosa può dividere i lettori
Qui conviene essere onesti. Questo non è un libro costruito per piacere a tutti nello stesso modo. Chi cerca una trama sempre in accelerazione potrebbe trovare alcune parti più lente o più contemplative del previsto. Chi vuole personaggi impeccabili e sempre simpatici rischia di restare spiazzato: Sam e Sadie, soprattutto, sono scritti per risultare complessi, a tratti perfino irritanti. Io considero questa una scelta coerente, ma capisco che non sia sempre comoda.
| Funziona se cerchi | Può pesare se preferisci |
|---|---|
| una storia di relazioni costruita su anni, non su poche settimane | una trama lineare, rapida e sempre orientata all’azione |
| un romanzo che ragiona sul lavoro creativo | una narrazione dove il contesto professionale resta quasi invisibile |
| personaggi contraddittori ma vivi | figure facili da amare al primo sguardo |
| emozione costruita per accumulo | effetti forti e immediati pagina dopo pagina |
In sintesi, il libro chiede pazienza e attenzione ai dettagli. Non è un difetto, ma un patto di lettura. E una volta capito questo patto, diventa più facile capire a chi lo consiglierei senza esitazione.
A chi lo consiglierei oggi
Se dovessi suggerirlo in modo mirato, lo farei a tre tipi di lettori: chi ama la narrativa contemporanea con ambizione letteraria, chi apprezza storie di amicizia scritte senza zucchero e chi è curioso di vedere i videogiochi trattati come materia narrativa seria. Non serve essere gamer, ma aiuta accettare che il libro parli di collaborazione, fallimento e ripetizione con la stessa serietà con cui altri romanzi parlano di famiglia o di guerra.
| Tipo di lettore | Perché può piacere | Attenzione |
|---|---|---|
| Amanti del romanzo letterario | Troveranno una struttura ampia e un forte lavoro sui rapporti umani | Il ritmo non è sempre uniforme |
| Chi legge storie di amicizia | Il legame tra i personaggi è il vero cuore del libro | Le relazioni non vengono mai semplificate |
| Lettrici e lettori curiosi di gaming | I videogiochi sono trattati come cultura, non come sfondo decorativo | Non è un manuale tecnico né un romanzo “solo per appassionati” |
| Chi cerca emozione e introspezione | Ci sono lutto, desiderio, ambizione e fragilità in misura generosa | Serve disponibilità a entrare lentamente nella storia |
Per il lettore italiano, questa è anche una buona porta d’accesso a una narrativa americana contemporanea che non si accontenta di raccontare “una bella storia”, ma prova a capire come lavorano i legami quando la vita adulta smette di essere ordinata. E proprio qui sta il suo valore più duraturo.
Come leggerlo per coglierne davvero la forza
Se vuoi ottenere il massimo dal romanzo, io partirei da tre accortezze semplici. La prima: non leggerlo come una romance tradizionale, perché il libro fa qualcosa di più ambiguo e, secondo me, più interessante. La seconda: non aspettarti che i passaggi sul lavoro creativo siano solo contorno, perché lì dentro c’è molta della sua sostanza emotiva. La terza: accetta i salti temporali come parte del discorso, non come una scorciatoia narrativa.
- Leggi i rapporti tra i personaggi come un sistema, non come somma di simpatie individuali.
- Concedi peso ai momenti di silenzio, perché spesso dicono più dei dialoghi.
- Considera i videogiochi come metafora di collaborazione, non come argomento da dover conoscere in anticipo.
Se lo affronti così, il romanzo mostra una qualità rara: riesce a essere accessibile senza diventare facile, e ambizioso senza sembrare distante. Per me è proprio questo il motivo per cui continua a circolare così tanto tra i lettori: non promette una risposta semplice, ma lascia una forma di esperienza che resta addosso.