Un libro medievale scritto in un alfabeto sconosciuto, pieno di piante irreali, diagrammi astronomici e figure immerse in tubi: il manoscritto di Voynich continua a sfidare storici, linguisti e crittografi. Qui ricostruisco ciò che sappiamo davvero sulla sua origine, spiego cosa rappresentano le sue sezioni e chiarisco perché nessuna delle presunte decifrazioni è stata ancora accettata.
Il mistero del Voynich in pochi punti essenziali
- È un codice illustrato conservato alla Beinecke Library dell’Università Yale con la segnatura MS 408.
- La pergamena è stata datata con il radiocarbonio tra il 1404 e il 1438, con un margine statistico del 95%.
- Il testo usa una scrittura non ancora identificata e non esiste una traduzione verificata.
- Le immagini suggeriscono sei aree tematiche, tra cui botanica, astrologia, balneologia e farmacologia.
- Uno studio recente ha mostrato che un cifrario medievale potrebbe imitare alcune caratteristiche del testo, ma non ha decifrato il manoscritto.
Che cos’è davvero il manoscritto Voynich
Il Voynich è un codice illustrato di origine anonima, scritto con caratteri che gli studiosi trascrivono convenzionalmente attraverso l’European Voynich Alphabet. Non sappiamo se quei segni rappresentino una lingua naturale, una lingua costruita, un sistema cifrato oppure un testo privo di significato prodotto con metodo.
Il nome non indica l’autore. Deriva da Wilfrid Michael Voynich, antiquario di origine polacca che acquistò il volume nel 1912 e contribuì a renderlo famoso. Oggi il documento è identificato come Beinecke MS 408 e può essere consultato in riproduzione digitale attraverso la biblioteca di Yale.
Il manoscritto comprende circa 240 pagine, alcune delle quali pieghevoli. La disposizione delle immagini e la presenza di testi continui fanno pensare a un’opera progettata con una certa coerenza, non a una semplice raccolta casuale di fogli. Questa impressione, però, non basta a stabilire quale fosse la sua funzione.
A mio giudizio, il primo errore da evitare è chiamarlo automaticamente “libro di magia” o “enciclopedia aliena”. Sono definizioni suggestive, ma non hanno una base documentaria. Il dato più corretto è anche il più affascinante: abbiamo un oggetto storico autentico, ma non ne comprendiamo il sistema di comunicazione.Una storia più concreta del suo mito
Il codice entrò nel mercato antiquario nel 1912, quando Voynich lo acquistò da una collezione gesuita in Italia. Prima di quel momento la sua storia è parzialmente ricostruibile e include possibili passaggi alla corte dell’imperatore Rodolfo II e tra studiosi e alchimisti dell’Europa centrale. Su questi passaggi esistono indizi, non una catena di proprietà completa e incontestabile.
Per molto tempo si pensò che il manoscritto potesse essere opera di Ruggero Bacone, filosofo e scienziato inglese del XIII secolo. La datazione della pergamena ha però reso questa attribuzione praticamente insostenibile: il supporto appartiene al XV secolo, diversi decenni dopo la morte di Bacone.
Il radiocarbonio ha collocato i campioni di pergamena soprattutto tra il 1404 e il 1438. Questa informazione riguarda il materiale animale utilizzato per le pagine, non dimostra da sola l’anno esatto in cui furono aggiunti tutti i disegni e l’inchiostro. È una distinzione importante, perché spesso una data precisa viene presentata con un’eccessiva sicurezza.
La provenienza geografica resta incerta, anche se molti elementi suggeriscono l’Europa centrale e, più in generale, un ambiente europeo dell’inizio del Quattrocento. Il nome Voynich, quindi, racconta la storia della riscoperta moderna del codice, non la sua origine né la sua paternità.
Cosa mostrano le pagine e cosa possiamo dedurre
Le illustrazioni sono il principale punto di appoggio per interpretare il volume. La Beinecke Library distingue sei sezioni, ciascuna con un repertorio visivo diverso. Non si tratta ancora di una traduzione del testo, ma di una classificazione basata su ciò che appare sulle pagine.
| Sezione | Elementi principali | Cosa suggerisce |
|---|---|---|
| Botanica | Circa 113 piante, spesso non identificabili | Un erbario, un catalogo simbolico o una raccolta terapeutica |
| Astronomica e astrologica | Costellazioni, soli, lune e ruote zodiacali | Calendari, influenze astrali o pratiche mediche legate ai pianeti |
| Balneologica | Figure femminili immerse in liquidi e collegate da tubi | Bagni terapeutici, anatomia simbolica o processi alchemici |
| Cosmologica | Medaglioni circolari e grandi tavole pieghevoli | Mappe del cosmo, diagrammi cosmologici o schemi rituali |
| Farmaceutica | Radici, erbe, contenitori e vasi colorati | Preparazioni medicinali o classificazioni di sostanze |
| Ricette | Blocchi di testo accompagnati da simboli a forma di stella | Istruzioni brevi, prescrizioni o annotazioni operative |
Le piante sono il caso più istruttivo. Alcune sembrano combinare radici, fusti e foglie appartenenti a specie diverse, mentre altre hanno un aspetto plausibile ma non corrispondono con certezza a nessuna flora conosciuta. Questo può indicare illustrazioni convenzionali, specie immaginarie, errori di copiatura o un sistema nel quale la pianta aveva un valore simbolico oltre che botanico.
Anche le figure immerse nei liquidi non autorizzano una lettura unica. Sono state interpretate come rappresentazioni dell’apparato riproduttivo, dei bagni termali, dei fluidi corporei o di un’immaginaria anatomia cosmica. Io trovo più prudente parlare di immagini funzionali a una teoria del corpo, senza trasformare ogni dettaglio in una prova definitiva.
Perché nessuno è riuscito a decifrarlo
Decifrare un testo sconosciuto è possibile quando si dispone di qualche appiglio, per esempio una traduzione bilingue, nomi propri riconoscibili o una lingua già nota. Nel Voynich manca praticamente tutto questo. Non sappiamo quale lingua cercare, in quale direzione leggere né se i gruppi di caratteri corrispondano davvero a parole.
Il testo, inoltre, mostra regolarità insolite. Alcuni segni compaiono soprattutto all’inizio o alla fine delle sequenze, certe parole si ripetono con variazioni minime e il vocabolario sembra cambiare tra una sezione e l’altra. Queste caratteristiche possono ricordare una lingua, ma anche un cifrario o un testo generato seguendo regole artificiali.
Nel Novecento si sono cimentati crittografi professionisti, linguisti, storici e appassionati. Molte soluzioni hanno individuato parole isolate o brevi frasi, ma una vera decifrazione dovrebbe produrre risultati coerenti su intere pagine indipendenti, collegarsi alle illustrazioni e permettere ad altri ricercatori di replicare il procedimento.
È qui che cadono quasi tutte le teorie più spettacolari. Trovare una corrispondenza casuale tra alcuni simboli e una lingua conosciuta non è sufficiente. Una proposta seria deve spiegare anche la grammatica apparente, la distribuzione dei caratteri, le variazioni regionali del testo e il rapporto tra scrittura e immagini.
Le teorie più solide e la novità del 2026
Le ipotesi principali si possono dividere in quattro gruppi. Il primo considera il Voynich una lingua naturale sconosciuta, forse trascritta con un alfabeto originale. Il secondo lo interpreta come un cifrario medievale. Il terzo vede nelle pagine una lingua costruita o un sistema tecnico. Il quarto ipotizza una frode libraria, realizzata per vendere un oggetto apparentemente antico e misterioso.
Nessuna di queste possibilità è stata dimostrata. L’ipotesi della beffa spiega bene l’assenza di una traduzione, ma deve fare i conti con la complessità materiale del codice e con una struttura testuale che non sembra composta da semplici segni casuali. L’ipotesi linguistica, al contrario, spiega alcune regolarità, ma non chiarisce perché nessuna lingua conosciuta emerga dalle analisi.
Una novità importante è arrivata con uno studio pubblicato su Cryptologia nel 2025 e discusso nel 2026. Michael Greshko ha elaborato il cifrario Naibbe, un sistema che usa lettere latine o italiane, dadi e carte da gioco per produrre sequenze simili al testo Voynich.
Il risultato è interessante perché il metodo può essere eseguito con strumenti disponibili nel XV secolo e riproduce alcune proprietà statistiche del manoscritto, tra cui la lunghezza delle parole e la frequenza di determinati segni. Ma il punto decisivo è un altro: Naibbe non è la chiave del Voynich. Dimostra soltanto che un testo dall’aspetto anomalo poteva essere prodotto con un cifrario plausibile per l’epoca.
Per me questa è una delle direzioni più utili della ricerca recente. Invece di proclamare una soluzione, costruisce un modello verificabile e ne misura i limiti. È un passo meno teatrale di una presunta traduzione integrale, ma molto più significativo dal punto di vista scientifico.
Come leggere il Voynich senza farsi ingannare dal mistero
Chi vuole approfondire dovrebbe partire dalle immagini digitalizzate di Yale, osservando il codice come un manufatto e non soltanto come un enigma. Conviene confrontare le sezioni, annotare le ripetizioni e distinguere sempre ciò che è visibile da ciò che è interpretato.
- Considera certa la presenza di una scrittura non identificata, ma non chiamarla automaticamente “lingua aliena” o “codice segreto”.
- Tratta la data 1404-1438 come una datazione della pergamena, non come la prova dell’anno esatto di composizione.
- Diffida delle decifrazioni che traducono soltanto una pagina o selezionano i passaggi più favorevoli.
- Controlla se una teoria spiega insieme testo, immagini, ordine delle pagine e materiali.
- Preferisci studi che dichiarano i propri limiti e permettono ad altri di ripetere l’analisi.
Il modo migliore per apprezzarlo non è aspettare una rivelazione definitiva, ma seguire il confine tra dato e ipotesi. Il Voynich resta un libro da leggere anche quando non possiamo leggerne le parole, perché mostra quanto la forma di un testo possa conservarsi per secoli mentre il suo significato scompare.
Il valore del Voynich oltre la promessa di una soluzione
Il manoscritto Voynich non è stato decifrato e non sappiamo con certezza chi lo abbia scritto, dove sia nato o quale uso avesse. Sappiamo però che è un codice autentico del tardo Medioevo, organizzato in sezioni riconoscibili e costruito attorno a un sistema grafico ancora indecifrato.
La sua importanza, secondo me, sta proprio nella tensione tra evidenza e interpretazione. Ogni nuova teoria può illuminare un dettaglio, ma nessuna merita di essere chiamata soluzione finché non regge l’intero manoscritto e può essere verificata da studiosi indipendenti.
Per questo il Voynich continua a parlare ai lettori di oggi. Non offre una risposta pronta, ma un raro esercizio di pazienza critica: davanti a un libro misterioso, la domanda più seria non è “quale storia mi affascina di più?”, bensì “quali elementi posso davvero dimostrare?”.