Una narrativa tra Calabria, migrazione e memoria
- Origini arbëreshe e formazione tra Calabria, Germania e Trentino.
- Temi centrali sono identità, emigrazione, ritorno, lingua e rapporto con la terra.
- La collina del vento ha vinto il Premio Campiello nel 2012.
- Il ballo tondo è il punto di partenza ideale per conoscere il suo universo narrativo.
- Un paese felice, pubblicato nel 2023, racconta la cancellazione di Eranova e il conflitto tra progresso e memoria.

Chi è lo scrittore delle radici mobili
Carmine Abate è nato il 24 ottobre 1954 a Carfizzi, in provincia di Crotone, una comunità calabrese di origine arbëreshe. Gli Arbëreshë sono le comunità italo-albanesi stabilitesi nel Mezzogiorno tra il XV e il XVIII secolo, portatrici di una lingua, di tradizioni e di una memoria storica ancora vive.
La sua esperienza personale è segnata dalla partenza. Da giovane si è trasferito in Germania, dove ha iniziato a pubblicare, per poi vivere in Trentino. Questa distanza geografica non ha mai significato una rottura con la Calabria. Al contrario, nei suoi romanzi il luogo d’origine ritorna come paesaggio concreto e spazio interiore, spesso attraversato dai figli e dai nipoti di chi è emigrato.
Il debutto narrativo risale al 1984 con la raccolta tedesca Den Koffer und weg!. Nello stesso periodo ha lavorato anche sul tema dell’emigrazione con I Germanesi, ricerca dedicata alla comunità calabrese emigrata in Germania. Nel 1991 è arrivato il primo romanzo italiano, Il ballo tondo, libro che contiene già molti degli elementi destinati a tornare nella sua produzione.
Io trovo riduttivo definirlo soltanto uno scrittore del Sud. La Calabria è il suo punto di partenza, ma la sua narrativa parla soprattutto di persone costrette a vivere tra più lingue, più paesi e più appartenenze. È questa condizione sospesa a renderlo vicino anche a chi non ha mai conosciuto direttamente l’emigrazione.
I temi che attraversano i suoi romanzi
Emigrazione e identità
Nei libri di Abate partire non significa semplicemente cambiare indirizzo. Significa affrontare il rischio di perdere una lingua, un’abitudine, un modo di nominare le cose. I personaggi spesso vivono una doppia tensione, perché desiderano inserirsi nel nuovo mondo senza cancellare quello da cui provengono.
La sua prospettiva evita sia la retorica nostalgica sia l’idea dell’emigrante come figura esclusivamente vittimizzata. Ci sono dolore, solitudine e sradicamento, ma anche curiosità, adattamento e possibilità di trasformazione. Per questo le storie risultano più ricche di una semplice celebrazione delle origini.
La memoria come forma di giustizia
Il passato nei suoi romanzi non è un archivio immobile. Torna attraverso racconti familiari, oggetti, fotografie, silenzi e luoghi che sembrano custodire ciò che gli esseri umani hanno dimenticato. La memoria diventa così un modo per restituire dignità a persone e comunità rimaste ai margini della storia ufficiale.
È un aspetto che considero decisivo. Abate non usa la memoria per idealizzare il passato, ma per mostrare quanto il presente dipenda dalle storie che scegliamo di conservare. Anche quando una vicenda è dolorosa, raccontarla significa impedire che venga cancellata una seconda volta.
La terra e il paesaggio
La Calabria dei suoi romanzi non è uno sfondo decorativo. È una presenza viva, capace di influenzare le decisioni dei personaggi e di dare forma ai conflitti. Colline, paesi, mare e campagne diventano luoghi di lavoro, appartenenza, minaccia e resistenza.
Questa attenzione al paesaggio non va confusa con il semplice regionalismo. Il paese meridionale diventa un modello più ampio per parlare di comunità fragili e territori sottoposti a trasformazioni imposte. Il lettore parte dalla Calabria, ma finisce per riconoscere dinamiche molto più universali.
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Lingua e coralità
La scrittura mescola italiano, inflessioni locali e tracce di altre lingue. I dialettismi non sono inseriti per colore folkloristico, bensì per restituire il modo in cui i personaggi pensano e ricordano. La lingua diventa una mappa dell’identità.
Un altro tratto distintivo è la coralità, cioè la presenza di più voci e punti di vista. Non sempre esiste una sola verità sugli eventi. Spesso la comunità, con i suoi racconti contraddittori, sa più del singolo protagonista e nello stesso tempo può deformare ciò che è accaduto.
I libri più importanti per orientarsi
| Opera | Perché leggerla | Ideale per chi cerca |
|---|---|---|
| Il ballo tondo | È il romanzo d’esordio italiano e introduce il mondo arbëreshë, la famiglia e il rapporto tra partenza e ritorno. | Una saga familiare legata alla Calabria. |
| La festa del ritorno | Racconta il rapporto tra un padre emigrato e il figlio rimasto nel paese d’origine. | Una storia intima sull’assenza e sul ricongiungimento. |
| La moto di Scanderbeg | Unisce memoria collettiva, identità arbëreshe e vicende di più generazioni. | Un romanzo ampio, dinamico e corale. |
| La collina del vento | Segue la famiglia Arcuri attraverso il Novecento e lega la storia privata alla difesa del territorio. | Il libro più premiato e rappresentativo della maturità dell’autore. |
| Le rughe del sorriso | Avvicina il tema dell’incontro tra culture a una relazione umana segnata da esperienze diverse. | Una narrazione più contemporanea sull’accoglienza. |
| Un paese felice | Ricostruisce la vicenda di Eranova, paese calabrese cancellato da un progetto industriale mai realizzato. | Una storia di memoria civile, rabbia e responsabilità collettiva. |
Questa selezione non comprende tutta la bibliografia, ma mostra bene l’evoluzione della sua scrittura. Dalle comunità d’origine si passa alle famiglie, dai ricordi privati ai conflitti civili, mantenendo sempre il filo della perdita e della resistenza.
Da quale libro iniziare secondo il tipo di lettore
Per avvicinarsi a questo autore non serve seguire necessariamente l’ordine cronologico. La scelta migliore dipende dal tipo di storia che si desidera leggere, perché ogni romanzo mette in primo piano una diversa sfumatura della sua poetica.
- Per conoscere le origini, scegli Il ballo tondo. È il punto d’ingresso più naturale nel mondo arbëreshe e familiare dell’autore.
- Per una storia più intima, scegli La festa del ritorno. Il centro del libro è il rapporto emotivo tra chi parte e chi aspetta.
- Per una grande saga storica, scegli La collina del vento. Il romanzo ha vinto il Premio Campiello 2012 e attraversa diverse generazioni.
- Per affrontare un tema civile, scegli Un paese felice. La vicenda di Eranova mostra come il cosiddetto progresso possa distruggere un’intera comunità.
- Per riflettere sull’incontro tra culture, scegli Le rughe del sorriso, più concentrato sui rapporti umani e sulle ferite lasciate dalla migrazione.
Il mio consiglio è di non partire dal libro più celebrato soltanto perché ha ricevuto un premio. Se si desidera capire davvero la voce dello scrittore, Il ballo tondo offre le coordinate fondamentali. Dopo quella lettura, La collina del vento acquista ancora più forza, perché molte immagini e tensioni risultano già riconoscibili.
La collina del vento e il riconoscimento del Campiello
Pubblicato nel 2012, La collina del vento racconta la storia della famiglia Arcuri e del suo legame con il Rossarco, una collina calabrese affacciata sullo Ionio. Il luogo conserva tracce dell’antica Krimisa e diventa il centro di una vicenda che intreccia archeologia, memoria familiare e difesa del territorio.
Il romanzo ha ottenuto il Premio Campiello 2012. Il riconoscimento ha portato l’autore a un pubblico più ampio, ma il valore del libro non dipende soltanto dal premio. La sua forza sta nella capacità di trasformare una storia familiare in una riflessione sul rapporto tra sviluppo, radici e responsabilità.
Non è però il testo più semplice per chi cerca una trama rapida e lineare. L’intreccio attraversa decenni e alterna piani storici differenti. Chi accetta questo ritmo trova una narrazione ampia, ricca di immagini e sostenuta da un’idea precisa, cioè che difendere un luogo significhi spesso difendere la memoria e la dignità di chi lo abita.
Perché leggerlo ancora oggi
Le opere di Abate restano attuali perché parlano di questioni che non appartengono soltanto al passato. Migrazione, perdita dei paesi, trasformazioni economiche e conflitto tra sviluppo e ambiente continuano a influenzare la vita italiana.
Un paese felice, pubblicato nel 2023, porta questo discorso sulla vicenda di Eranova, nella Piana di Gioia Tauro. Il paese viene distrutto per lasciare spazio a un grande progetto siderurgico che non si realizzerà. Il romanzo diventa così una storia sul prezzo delle promesse collettive e sulla facilità con cui una comunità può essere sacrificata in nome di un futuro ipotetico.
La lettura di questi romanzi richiede attenzione, perché non offre sempre risposte rassicuranti. In compenso restituisce complessità a parole spesso usate in modo superficiale, come progresso, identità e integrazione. È qui, a mio avviso, che la narrativa dell’autore trova la sua utilità più concreta, nel costringerci a guardare meglio ciò che pensiamo di conoscere già.
Il filo che unisce tutte le sue storie
Leggere questo autore significa seguire persone che cercano un posto nel mondo senza rinunciare del tutto alla propria origine. I suoi libri mostrano che l’identità non è una fotografia immobile, ma una costruzione fatta di partenze, ritorni, lingue e ricordi.
Per iniziare consiglio Il ballo tondo, per proseguire con La collina del vento e arrivare infine a Un paese felice. In questo percorso si vede con chiarezza come una voce nata da una piccola comunità calabrese sia riuscita a raccontare temi capaci di parlare a lettori molto lontani da quella terra.