Mauro Corona e il Vajont - libri, memoria e storia

Mauro Corona racconta "Vajont: quelli del dopo". Ritratto dell'autore e copertina del libro.

Scritto da

Renata Basile

Pubblicato il

24 giu 2026

Indice

Il legame tra Mauro Corona e il Vajont nasce da una storia personale prima ancora che letteraria. Cresciuto a Erto, nella valle segnata dalla tragedia del 9 ottobre 1963, lo scrittore ha trasformato il ricordo di quel mondo perduto in racconti, romanzi e testimonianze. Per capire davvero il rapporto tra Corona e il Vajont bisogna quindi tenere insieme la memoria di una comunità, la storia del disastro e i libri che ancora oggi la custodiscono.

Il legame tra Mauro Corona e il Vajont in pochi punti

  • Erto è il paese in cui Corona è cresciuto, nella valle colpita dal disastro.
  • La tragedia avvenne il 9 ottobre 1963 alle 22:39, quando una frana del Monte Toc precipitò nel bacino artificiale.
  • Il libro più direttamente legato alla ricostruzione del dopoguerra è Vajont: quelli del dopo.
  • Il volo della martora racconta la vita di Erto attraverso 26 storie di persone, animali, alberi e paesaggi.
  • Nei suoi libri il Vajont non è solo una catastrofe, ma una ferita collettiva e una perdita culturale.

Perché Mauro Corona è così legato al Vajont

Mauro Corona è nato nel 1950 a Baselga di Piné, in Trentino, ma ha trascorso l’infanzia a Erto, uno dei paesi della valle del Vajont. Nel 1963 aveva tredici anni. Non fu una vittima diretta dell’onda, ma la sua vita e quella della sua comunità cambiarono profondamente dopo la tragedia.

Il disastro non distrusse soltanto abitazioni e famiglie. Spezzò anche un modo di vivere fatto di mestieri artigianali, boschi, allevamento, lavoro stagionale e rapporti di vicinato. È proprio questo mondo, spesso assente dalle ricostruzioni puramente tecniche, che Corona prova a riportare in superficie con una scrittura concreta, ruvida e molto legata alla memoria orale.

Dopo la tragedia, il giovane Corona fu mandato in collegio a Pordenone. Questo passaggio biografico aiuta a comprendere una costante della sua opera: il sentimento di essere stato allontanato da un luogo d’origine che non esisteva più nella forma conosciuta durante l’infanzia.

A mio giudizio, ridurre Corona al ruolo di “scrittore del Vajont” sarebbe però limitante. È anche scultore, alpinista e narratore della montagna. Il Vajont è il centro emotivo della sua storia, ma i suoi libri parlano più in generale del rapporto tra uomo, ambiente, progresso e perdita.

Che cosa accadde davvero il 9 ottobre 1963

La sera del 9 ottobre 1963 una gigantesca massa di roccia si staccò dalle pendici del Monte Toc e precipitò nel bacino artificiale della diga del Vajont. La frana generò un’onda enorme che superò la diga e si riversò nella valle del Piave, distruggendo Longarone e altri centri abitati.

Il bilancio fu di circa 2.000 vittime. Furono travolte persone, case, strade, boschi e intere porzioni di territorio. La diga, paradossalmente, rimase in gran parte in piedi, ma l’acqua provocata dalla frana aveva ormai trasformato l’impianto in una fonte di distruzione.

Non si trattò semplicemente di una calamità naturale. La tragedia è stata riconosciuta come un disastro evitabile, legato alla sottovalutazione dei segnali geologici, alle decisioni tecniche e alla mancata tutela delle popolazioni esposte al rischio.

Questo punto è essenziale anche per leggere Corona. Nei suoi libri la montagna non appare come un nemico da domare né come uno sfondo pittoresco. È una presenza viva, con equilibri che l’uomo può ignorare per interesse, fretta o eccessiva fiducia nelle proprie opere.

La frana del Vajont ha inoltre modificato il paesaggio in modo permanente. Ancora oggi la nicchia lasciata dal distacco sul Monte Toc e l’enorme accumulo di roccia raccontano visivamente la dinamica dell’evento. Visitare quei luoghi, quando possibile, aiuta a capire ciò che una semplice cifra non riesce a trasmettere.

I libri di Mauro Corona più importanti sul Vajont

Non tutti i libri di Corona raccontano direttamente la tragedia. Alcuni ricostruiscono la vita precedente al disastro, altri mostrano le conseguenze dello sradicamento, altri ancora usano la valle come paesaggio morale. La scelta del volume dipende quindi da ciò che il lettore vuole comprendere.

Libro Che cosa racconta Perché leggerlo
Il volo della martora Ventisei racconti sulla gente, gli animali, gli alberi e la vita di Erto. È il punto di partenza migliore per conoscere il mondo che il Vajont ha cancellato.
Vajont: quelli del dopo Le conseguenze della tragedia e la vita dei sopravvissuti negli anni successivi. Aiuta a capire che il disastro non finì con l’onda, ma continuò nella ricostruzione e nello sradicamento.
I fantasmi di pietra Erto appare come un paese abbandonato, fermo nel tempo. È il libro più adatto a chi cerca una lettura simbolica e malinconica della memoria.
La voce degli uomini freddi Una narrazione più ampia sul rapporto tra comunità, montagna e sopravvivenza. Mostra come Corona allarghi il discorso dal Vajont alla crisi del mondo alpino.

Il volo della martora racconta ciò che è stato perduto

Pubblicato nel 1997, Il volo della martora è il libro con cui Corona si è fatto conoscere da un pubblico più ampio. La raccolta non procede come una cronaca lineare. Attraverso 26 racconti, ricostruisce un universo fatto di persone, animali, alberi, lavori manuali e ricordi d’infanzia.

Il suo valore sta proprio nella prospettiva. Il lettore non incontra soltanto il Vajont della diga e della frana, ma la vita quotidiana prima della catastrofe. Per questo considero il volume più efficace per chi vuole comprendere il significato umano della tragedia, non soltanto la sua dinamica.

Vajont: quelli del dopo guarda alle conseguenze

Con Vajont: quelli del dopo, l’attenzione si sposta sulla vita successiva al disastro. Il titolo mette al centro le persone rimaste, quelle costrette a ricominciare altrove o a vivere dentro una comunità profondamente frammentata.

È una lettura importante perché corregge un errore frequente. Spesso si racconta il Vajont concentrandosi sui pochi minuti della frana, mentre il dolore dei sopravvissuti si è protratto per decenni. La perdita della casa, dei luoghi familiari e dei riferimenti sociali non si risolve con la costruzione di nuovi edifici.

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I fantasmi di pietra e la memoria di Erto

In I fantasmi di pietra, Erto diventa quasi un personaggio. Gli oggetti abbandonati, le case vuote e le tracce della vita quotidiana richiamano storie individuali, amori, paure e abitudini ormai scomparse.

Il libro ha un tono più poetico e sospeso. Lo consiglio a chi non cerca una ricostruzione documentaria, ma vuole capire come un paese possa continuare a vivere nella memoria anche quando la sua forma concreta è stata cancellata.

Come racconta la tragedia e perché la sua voce divide

La scrittura di Corona non è neutra e non aspira alla distanza dello storico. È una voce personale, fisica e territoriale, costruita su parole semplici, immagini della montagna e frammenti di parlato. In molti passaggi sembra di ascoltare una storia raccontata davanti a una stufa, con il bosco e la pietra sempre presenti.

Questo stile è il suo punto di forza, ma anche il motivo per cui alcuni lettori lo trovano eccessivo. Corona tende a caricare i paesaggi di significati morali e a contrapporre spesso la saggezza del mondo antico alla violenza di un progresso senza misura.

Io leggo questa contrapposizione come una scelta narrativa, non come una ricostruzione completa della società di Erto. La nostalgia può illuminare ciò che è stato perduto, ma rischia anche di idealizzare il passato. Per comprendere il Vajont in modo serio, i suoi libri vanno affiancati a fonti storiche, testimonianze e documenti sul processo.

Il contributo più originale dell’autore sta altrove. Corona restituisce dignità a chi non compare nei grandi resoconti, come i boscaioli, gli artigiani, le famiglie e gli abitanti dei piccoli borghi. Il disastro diventa così anche la storia di una cultura locale che rischiava di essere dimenticata.

Da quale libro iniziare per capire il rapporto tra Corona e Vajont

Per un primo approccio suggerisco un percorso in tre passaggi. Non serve leggere tutta la bibliografia dell’autore per orientarsi, ma è utile seguire il movimento che va dalla vita prima della tragedia alle sue conseguenze.

  1. Iniziare da Il volo della martora per conoscere Erto, la sua gente e il paesaggio umano precedente al disastro.
  2. Proseguire con Vajont: quelli del dopo per osservare la ricostruzione, lo sradicamento e le difficoltà dei sopravvissuti.
  3. Leggere I fantasmi di pietra per entrare nella dimensione più simbolica e memoriale della valle.

Se invece il proprio interesse è soprattutto storico, conviene partire da una ricostruzione documentaria del Vajont e affrontare poi Corona. In questo modo si distinguono meglio i fatti accertati dalle interpretazioni letterarie e dai ricordi personali.

Chi ama la montagna e la narrativa può anche seguire il percorso inverso, cominciando dai racconti. È spesso il modo più naturale per avvicinarsi a un autore che non spiega il territorio dall’esterno, ma lo fa parlare attraverso persone, oggetti e silenzi.

Quello che resta oltre la tragedia

Il rapporto tra Mauro Corona e il Vajont non si esaurisce nella biografia dello scrittore né nella scelta di un singolo libro. La valle è il luogo in cui Corona ha imparato a osservare la montagna, ascoltare le storie degli abitanti e misurare il prezzo delle decisioni prese lontano dalle comunità coinvolte.

La lettura più utile è quella che tiene insieme memoria e responsabilità. I suoi libri aiutano a sentire la perdita, mentre la storia documentata permette di comprenderne le cause e le conseguenze. Insieme offrono un’immagine più completa di una tragedia che, ancora oggi, non appartiene soltanto al passato.

Per questo consiglierei di leggere Corona lentamente, senza cercare soltanto informazioni sul disastro. Tra le sue pagine si trova anche il ritratto di un mondo alpino scomparso, e proprio lì il Vajont smette di essere una parola della cronaca e torna a essere una storia di persone.

Domande frequenti

Corona è cresciuto a Erto, nella valle colpita dal disastro, e nel 1963 aveva tredici anni. Nei suoi libri conserva la memoria della comunità, dei mestieri e del paesaggio alpino cancellati o trasformati dalla tragedia.

Una frana del Monte Toc precipitò nel bacino artificiale alle 22:39, generando un’onda che superò la diga e distrusse Longarone e altri centri della valle del Piave. Le vittime furono circa 2.000 e il disastro è considerato evitabile per la sottovalutazione dei segnali geologici e dei rischi per la popolazione.

Il volo della martora racconta la vita di Erto prima della catastrofe attraverso 26 storie. Vajont: quelli del dopo affronta le conseguenze per i sopravvissuti, mentre I fantasmi di pietra propone una lettura più simbolica e malinconica del paese abbandonato.

Il percorso consigliato parte da Il volo della martora, prosegue con Vajont: quelli del dopo e si conclude con I fantasmi di pietra. Chi cerca soprattutto i fatti storici dovrebbe affiancare i romanzi e i racconti di Corona a fonti documentarie, testimonianze e documenti sul processo.

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Renata Basile

Renata Basile

Mi chiamo Renata Basile e ho cinque anni di esperienza nel campo della cultura e della letteratura. La mia passione per i libri è nata fin da giovane, quando scoprivo mondi nuovi tra le pagine di romanzi classici e contemporanei. Scrivere di cultura e offrire consigli di lettura è diventato per me un modo per condividere questa gioia e aiutare gli altri a scoprire opere che possono arricchire la loro vita. Nel mio lavoro, mi impegno a offrire contenuti utili e aggiornati, verificando sempre le fonti e confrontando diverse informazioni per garantire chiarezza e accuratezza. Mi piace semplificare argomenti complessi e seguire le tendenze del momento, così da rendere la lettura un'esperienza accessibile a tutti. Scrivere per harpoeditore.it mi permette di connettermi con lettori appassionati e di guidarli nella scelta dei libri che possono ispirarli e farli riflettere.

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