C’ERA UNA VOLTA FREGNO PRUGNA

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C’ERA UNA VOLTA FREGNO PRUGNA

Ricordi di un regista per caso

di Enrico Oldoini

Prefazione di Veronica Pivetti
pagg. 192
Euro 16,00 – spedizione gratuita
ISBN 9788899857042

 

Regista cinematografico e televisivo di successo (tra i suoi film Lui è peggio di me con Adriano Celentano e Renato Pozzetto, Bellifreschi con Christian De Sica e Lino Banfi, Una botta di vita con Alberto Sordi e Bernard Blier), “papà” del Don Matteo televisivo interpretato da Terence Hill, Enrico Oldoini racconta episodi, dietro le quinte, curiosità di trentasette anni vissuti dietro la cinepresa.

UN PICCOLO ASSAGGIO

 

LA PREFAZIONE DI VERONICA PIVETTI

Fascinosi i timidi. Interessanti, misteriosi.

Alle volte amano definirsi sfigati, ma non è mica vero. Non lo sono affatto. Semmai hanno un gran senso della realtà. E un pizzico (che è più di un pizzico), di civetteria.

Sono molto meglio dei caciaroni, dei vanitosi, dei vanesi. La loro lucidità e’ intelligenza, e il loro fascino sta proprio lì, nell’intelligenza.

Enrico si definisce un brutto anatroccolo. La sua mamma lo guardava perplessa nella culla mentre la zia la esortava a non perdersi d’animo.

Si sarebbe potuto prevedere un cammino in salita per il piccolo Oldoini (o Oldoni?).

Invece, in barba a quello che lui dice di sé, ha vinto, e non solo al botteghino.

Ha vinto, e continua a vincere col suo bel cervello prolifico di pensieri giusti, normali, vitali. Lui, che ama definirsi triste, musone, ha una curiosità infantile. E la curiosità, mi dispiace per te Enrico, è gioiosa di per sé. È entusiasmo, nonostante ti ostini a rappresentarti come “er gobbetto triste de Recanati”, come diceva Sordi.

Caro Enrico, rassegnati, sei un vincente.

Ma non come quei cafoni che ostentano ciò che possiedono, no.

Tu sei un vincente anche se ti nascondi, anche se sei irrimediabilmente schivo. Un po’ obliquo, alle volte.

Criptico? Forse.

Ma vuoi mettere quanto è più bello far breccia in un cuore come il tuo? Tu, un po’ malinconico. Apparentemente cinico, all’occorrenza. Commosso e aperto, nei fatti.

Enrico e’ il regista sicuro di sé e l’uomo conscio dei suoi (e dei nostri) limiti. La sa lunga, Enrico.

Non si sopravvaluta né lo fa con gli altri, non è mai medico pietoso, ma appena può, quando la sua coscienza professionale glielo permette, valorizza e incoraggia.

Una manna per gli attori.

È talmente abituato a dirti tutto quello che non ha fatto, che gli è andato male, che avrebbe voluto/potuto fare meglio, che puoi stare tranquillo: non ti colpirà a tradimento con le sue frustrazioni nascoste. Non farà pagare a te, attore incolpevole, i suoi dubbi di autore. Niente sotterfugi o vie traverse, niente Sturm und Drang di maniera, lacrime e risate splendono schiette sotto il sole.

Dopo che ci siamo sfiorati per anni ci siamo incontrati sul set poco tempo fa, ma siamo stati insieme molto. Molti giorni, molti mesi.

La scintilla è scoccata dopo mezz’ora, forse meno, e ora è un falò che non si spegne e riscalda.

Quindi, Enrico caro, fattene una ragione. Mi piaci. Piaci a molti.

E, nonostante il paragone con la Bardot, francamente, non stia in piedi, concludo così: Enrico? Piace a troppi.